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Cambiare vita fa paura anche quando è la scelta giusta

Dott.ssa Federica Salciccia — Psicologa e Psicoterapeuta

"Ma l'ho scelto io, quindi non dovrei stare così male." È una delle frasi che sento più spesso da chi arriva in studio dopo aver affrontato un cambiamento importante e voluto: una separazione decisa in autonomia, un trasferimento cercato, un nuovo lavoro inseguito per mesi. Il fatto di aver scelto liberamente il cambiamento fa pensare che adattarsi debba essere semplice, quasi automatico. Nella pratica, spesso non lo è.

Il punto è che la mente non distingue i cambiamenti solo in base a "positivo" o "negativo", ma soprattutto in base a "conosciuto" o "sconosciuto". Ogni transizione importante, anche la più desiderata, comporta la perdita di punti di riferimento quotidiani: abitudini, ruoli, persino piccoli gesti automatici che davano struttura alle giornate. È normale che il sistema nervoso reagisca a questa perdita di riferimenti con allerta, prima ancora di valutare se il cambiamento in sé sia positivo.

I segnali più comuni in questi periodi sono un'ansia diffusa senza una causa specifica, difficoltà a dormire o a concentrarsi, e, spesso il più destabilizzante, il dubbio ricorrente di aver sbagliato scelta, anche quando le ragioni che l'hanno motivata restano solide. Questo dubbio, se affrontato continuando a rimuginarci sopra, tende ad aumentare invece che a risolversi: analizzare all'infinito se la decisione fosse giusta mantiene la persona bloccata nell'incertezza, invece di aiutarla a costruire la nuova situazione.

L'intervento strategico, in questi casi, non si concentra sul convincere la persona che la scelta fatta era quella giusta: un lavoro che spesso si rivela sterile, perché la certezza assoluta su una decisione di vita semplicemente non esiste. Si concentra invece sul costruire, in modo concreto e progressivo, dei nuovi punti di riferimento nella situazione presente: piccole routine, nuovi ancoraggi quotidiani, azioni che diano struttura al periodo di passaggio, indipendentemente da come si giudica la scelta che lo ha originato.

Se stai attraversando una fase di transizione e ti riconosci in questo tipo di destabilizzazione, è utile sapere che non è un segnale di aver sbagliato: è, nella maggior parte dei casi, una risposta naturale del sistema nervoso di fronte al nuovo, che con il tempo e con i giusti punti di appoggio tende a stabilizzarsi.

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