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Perché controllare non ti dà mai la certezza che cerchi

Dott.ssa Federica Salciccia — Psicologa e Psicoterapeuta

"L'ho già controllato tre volte, lo so che il gas è chiuso. Ma se questa volta mi sbagliassi?" È una frase che sento spesso, in forme diverse, da chi convive con pensieri ossessivi e rituali di controllo. La logica sembra impeccabile: se ho un dubbio, verifico; se verifico, il dubbio dovrebbe sparire. Nella pratica, però, accade quasi sempre il contrario.

Ogni controllo dà un sollievo che dura pochissimo. Il dubbio, invece di esaurirsi, si ripresenta poco dopo, spesso più insistente di prima, perché il cervello ha appena imparato una lezione pericolosa: "quel dubbio era abbastanza serio da richiedere una verifica". Più controlliamo, più involontariamente confermiamo a noi stessi che c'era davvero qualcosa da temere.

Questo accade perché esistono due tipi molto diversi di certezza. Una è quella logica, razionale, quella che si costruisce con un ragionamento: "l'ho controllato, quindi è chiuso". L'altra è quella percettiva, emotiva: la sensazione di essere davvero al sicuro. I rituali di controllo cercano di ottenere la seconda usando gli strumenti della prima: non funziona, perché sono due binari diversi che non si incontrano.

Lo stesso meccanismo si osserva nei pensieri intrusivi non legati a rituali fisici: chiedere continuamente rassicurazioni a chi ci sta vicino, oppure passare in rassegna mentalmente ogni possibile scenario negativo prima di agire. Anche qui, il sollievo temporaneo rinforza l'abitudine a cercarne ancora.

L'intervento strategico su ossessioni e compulsioni lavora esattamente su questo meccanismo: non cerca di convincere la persona, con la logica, che il pericolo non esiste, perché la persona, razionalmente, lo sa già. Lavora invece sull'interruzione del rituale stesso, con indicazioni specifiche e progressive, costruite insieme e calibrate sulla situazione reale, mai standardizzate.

Se ti riconosci in questo pattern, è importante sapere che non è un problema di forza di volontà, né qualcosa che si risolve "provando a pensarci di meno": anzi, spesso è vero il contrario. È un meccanismo preciso, e per questo richiede una strategia altrettanto precisa, costruita con l'aiuto di un professionista.

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