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Uscire dalla demotivazione: perché aspettare di "sentirsi pronti" non funziona

Dott.ssa Federica Salciccia — Psicologa e Psicoterapeuta

"Quando starò meglio, ricomincerò a fare le cose che mi piacevano." È una delle frasi più comuni tra chi attraversa un periodo di demotivazione profonda, e anche una delle più comprensibili: quando manca l'energia, agire sembra impossibile, e aspettare di sentirsi pronti sembra l'unica opzione ragionevole.

Il problema è che questa attesa, quasi sempre, si autoalimenta. Meno si agisce, meno occasioni ci sono di provare anche solo un piccolo senso di soddisfazione o di efficacia, e senza quelle piccole conferme, la motivazione, invece di tornare da sola, tende a scendere ulteriormente. Si crea un circolo in cui l'inattività giustifica se stessa: "non ho voglia perché sto male, sto male perché non faccio nulla".

La ricerca clinica su questo tema, e in particolare l'approccio strategico, capovolge la sequenza intuitiva: non è necessario aspettare la motivazione per agire: è più spesso l'azione, anche minima, a generare motivazione. Non si tratta di "forzarsi a essere positivi", un consiglio tanto diffuso quanto poco utile, ma di scegliere azioni piccole, concrete e realizzabili anche nei giorni peggiori.

Facciamo un esempio: non "tornare ad allenarmi come prima", ma "uscire cinque minuti a piedi, oggi". Non "riprendere in mano tutti i progetti lasciati a metà", ma "aprire per dieci minuti quello più semplice". Il punto non è il risultato in sé, che spesso sarà modesto, ma l'esperienza di aver fatto qualcosa nonostante la mancanza di voglia: un'esperienza che il circolo dell'inattività, da solo, non permette mai di vivere.

È un lavoro che in terapia si costruisce con gradualità e senza forzature, calibrando ogni passo sulle reali possibilità della persona in quel momento, mai con l'idea di "spronarla" dall'esterno.

Questo articolo ha uno scopo informativo. Se la demotivazione è accompagnata da tristezza persistente, perdita di interesse diffusa o dura da diverse settimane, è importante non affrontarla da soli: una valutazione professionale aiuta a distinguere un momento difficile da un quadro che merita un percorso dedicato.

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